Ed ecco a voi l'EVENTO che voglio registrare per sempre, prima che venga colta da Alzeihmer e me lo dimentichi...
Il motivo perchè vi ho raccontato tutta questa menata di 11 anni fa...
Il secondo sabato si decide (Italiane e finlandesi 7 in totale) di andare a Salisburgo per la serata!
Ora Salisburgo, in Austria, non era neanche tanto lontano, un'oretta, ma noi non avevamo l'auto...
Decidiamo quindi di prendere il treno alla sera e tornare in taxi!!!
Arriviamo a Salisburgo e me ne innanoro subito: innanzitutto, a causa della stagione estiva, il sole era ben lungi dal tramontare, ma tutto era soffuso da una calda luce dorata.
Poi i monumenti, il fiume, la Festung arroccata dominante sulla valle, la città a misura di persona e soprattutto... la gente FIGA che girava.
Io, mai stata bella, mai stata magra, a quel tempo pesavo 85 kg...
Avevo indosso un paio di semplici jeans, una maglietta azzurra a costine intonata ai miei occhi e delle scarpe col tacco, ma quelle da bebè... (col cinturino!)
Mentre giriamo vedo della gente bellissima: sono tutti bellissimi, uomini e donne spettacolari, eleganti, curati, ma non esagerati e poi belli!
Andiamo ad un certo punto a bere in un bar che era una meraviglia: un mega bancone centrale di forma ovale, attorno a cui si poteva girare, musica, bella gente, ragazzi e ragazze che stavano nel bancone erano davvero bellissimi: le ragazze con delle mini di renna da urlo, stivali e top.. io mi beavo di tutta questa bella gente, e mi sentivo un pò il brutto anatroccolo.
Ci sediamo su dei divanetti e chiaccheriamo, o almeno cerchiamo di chiaccherare...
Io le la mia compagna di casa andiamo in bagno e quando usciamo ci "abbordano" dei ragazzi.
Penso che siano interessati a lei, ma uno mi sorride.
Moro, ricciolo, occhi scuri e seducenti, sorriso ammaliante, palestrato... inizia a parlarmi e mi chiede se voglio qualcosa da bere.
Fanno loro, io non sapevo neanche che cosa prendere e bevo red bull (per la prima volta in vita mia) e vodka, buonissima.
Offre lui e vedo che spende un sacco in scellini, ma non sapevo (ancora) il cambio.
Il giorno dopo, quando io e la mia amica ci ragioniano su, ci accorgiamo che aveva speso 80 marchi per 5 bibite (nel '96!), no così per darvi un'idea!!!
Parliamo e parliamo e si scopre che questo figone pauroso giocava nella squadra di calcio di Salisburgo, in serie B. Ed effettivamente col fisico che aveva era sicuramente verosimile.
Ma era dolcissimo e bellissimo e le ore passano seduti al bancone a parlare.
Colonna sonora di quella serata, che mi ricorda ancora questo momento è Lemon tree appena uscita. Non posso non sorridere sotto i baffi ogni volta che la sento!
Ad un certo punto lui va in bagno. E mi dice: "Aspettami, non andare via!"
Peccato che erano già le tre del mattino, le mie amiche lavoravano (di domenica i negozi in paese erano chiusi, ma il negozio a metà montagna non chiudeva mai!) e che avessero già chiamato il taxi.
Mi vengono a cercare e come Cenerentola mi fanno fretta, perchè il taxi non aspetta (o meglio aspetta se paghi, ma siccome già la corsa sarebbe costata un botto, le mie amiche, che non avevano rimorchiato, non volevano aspettare).
Io guardo il suo amico e gli dico: Salutamelo tu... e come una fessa me ne vado...
Non l'ho più visto, chissà come sarebbe finita con lui?!? Pensare che potevo almeno dirgli dove lavoravo, se davvero fosse stato interessato poteva venire a cercarmi ed invece... niente... non avezza ad una serata del genere, non ho detto niente...
E sono tornata a casa dopo le 4...
Quella è stata una delle poche sere in vita mia in cui mi sono sentita davvero bella!
Siamo così arrivate alla fine della prima settimana, del trasferimento a Bertchtesgaden che,a vendo lì i negozii, aveva un indubbio vantaggio: potevo comprare il pane dal panettiere e non dal ristorante perchè NON SI FA!
Un'altra cosa che ho imparato il Germania è che il BATTITAPPETO (il folletto classico) è SOLO PER TAPPETI, almeno secondo loro, quindi NON SI DEVE usare sul apvimento.
Fa niente che ha il tastino apposta per allungare le spazzole o ritrarle... No, riga i pavimenti.
Alle 18 il negozio chiude e alle 18, quando suonano le campane si DEVE essere fuori.
Aver già pulito, sistemato il negozio con le vetrine per la serata (se qualcuno passa deve vedere gli abiti)aver fatto i conti di cassa con marchi, dollari e scellini, nonchè carte di credito!
Quindi alle 17.40 nessuno osa più entrare in un negozio, non vi dico il c*o che mi hanno tirato perchè una volta suamo uscite alle 18.05!!!
In quel mese di luglio ho convissuto con una brava ragazza finlandese.
Che però... non sapeva cucinare quindi le dissi:
"Patti chairi ed amicizia lunga, cara amica. Io cucino e tu lavi i piatti"
Le ho insegnato a fare la carbonara,e ra felicissima.
La prima volta che, anzichè mangiare spaghetti col ketchup (TU non mangi qulela roba in questa casa!), ha assaggiato un sugo veloce con soffritto di cipolla e un pò di origano era deliziata!
Una mattina presi una brioche alla marmellata, nella panetteria a fianco, per fare colazione e lei schifata mi disse:
"MA non pui mangiare qualla cosa a colazione..." (lei stava mangiando pan carrè, margarina e cetrioli...)
"Eh infatti, dico io, la continental breakfast in tutt'europa offre pane e cetrioli o pomodori (le sue due alternative per colazione!)"
Ma arriviamo alla parte ssucculenta del racconto ... la mia notte da Cenerentola...
Parlare male dei tedeschi...
Alcuni sono carinissimi, altri meno. Come dice Slim, non si fa mai di tutta l'erba un fascio.
P.es. in Inghilterra si dice che se non pronnci correttamente ti snobbano. A me non è mai capitato. Io ho trovato inglesi gentilissimi e sempre disponibilii a correggermi,a iutarmi e migliorarmi...
La mia amica, che è venuta con me, ma a Königsee in un altro negozio, con unßaltra proprietaria, si è trovata benissimo.
Ma io racconto ciò che è capitato a me...
Arriviamo quindi alla fine della prima settimana.
Il mio secondo giorno libero lo "spendo" oltre che tra spesa e bucato, ad andare a visitare la casa di Hitler.
Non tanto per la casa in sè, men che meno per il personaggio, quanto per il panorama che si preannunciava, ed era, stupendo.
In quei tre mesi che sono rimasta lì ci sono stati solo 3 giorni di sole in cima... Uno dei tre l'ho avuto io!!!
Per salire alla casa di Hitler ci sono solo due modi:
1) l'autobus, poichè la strada è a una corsia
2) i piedi, ma si parla di 4 ore di salita...
Io ho preso l'autobus, nonostante i 20 marchi perchè... era gratis per chi lavorava ad Hintereck (sempre x' avevo pochi soldi :-)))
Carina la casetta, degno di nota il mega ascensore tutto oro e specchi perchè Povero Hitler, soffriva di claustrofobia, c'è anche il camino in marmo di Carrara donato dal nostro caro Duce al suo amicone...
Ma soprattutto un panorama impagabile.
1800 e rotti metri: da un lato le alpi bavaresi, dall'altro la pianura di Berchtesgaden con, a sinistra il lago Königsee e dall'altro Strasburgo, il fiume, la città.
Ancora oggi, che sono passati undici anni, rivedo davanti a me questo meraviglioso panorama a 360°. Anzi sul sito ci sono molte belle foto, date un occhio per avere un'idea della meraviglia del posto. E andateci, se passate di lì.
Un pò di storia... Per chi non lo sapesse (ed io ero tra quelli) la Baviera in generale, Berchtesgaden e soprattutto Hinteck in particolare, con il nido delle Aquile ad alta quota (Kehlsteinhaus) erano il secondo fulcro di potere di Hitler.
In Baviera aveva ampi consensi, ad Hintereck aveva la sua seconda sede, tant'è che quando gli alleati hanno bombardato Berlino, hanno anche raso al suolo Hintereck (si il posto dove lavoravo io) dove c'era una caserma, un bunker, una palestra e un centro decisionale non da poco. E non dimentichiamo la serra, perchè il povero Hitler era anche vegetariano!
Lì ho collezionato dei libri sulla storia dell'Obersalzber durante la seconda guerra mondiale: libri che mi ha regalato la Chefin, che vendeva ai turisti.
Apro una parentesi: quando sono tornata a casa ho raccontato alla mia amica/testimone e ai suoi della parte storica e suo fratello, che sapeva l'inglese, si è fatto prestare i libri poichè era un appassionato di storia.
Quello stesso fratello che è in coma da nove anni.
I libri sono ancora ammonticchiati sul mio armadio: non credo che avrò mai il coraggio di riprenderli in mano, né di buttarli. Ok scusate chiusa parentesi.
Torniamo alle mie avventure tedesche...
Domenica mi trasferisco a Berchtesgaden: ridente cittadina perla delle Alpi Bavaresi, distante 24 km da Salisburgo.
La ridente cittadina era dotata di: supermercato, panettiere a due negozi da noi, kebab house a cui ogni tanto si ricorreva dopo lavoro, una pizzeria italiana, dove lavoravano ragazzi italiani, un Biergarten (quei locali coi tavoli dove bevi birra all'aperto, che chiudeva alle 11, un altro paio di birrerie, che facevano sempre questi orari e un paio di birreie che chiudevano alle tre del mattinoooooooooooooooooooooooooooooo.
Passare da un posto solo nuvole a d uno con questi luoghi di perdizione è stata la mia salvezza.
Credo che sarei sclerata lassù.
Forse ora potrei starci, ma ho un'altra età.
La casa:
la casa era composta da due appartamenti collegati. Quando arrivava un ospite gli facevo fare LETTERALMENTE il giro della casa: i due appartamenti circondavano la tromba delle scale, quindi non si poteva andare in obliquo da una parte all'altra, ma si faceva il giro della casa.
C'era un cucinino, una stanza con un tavolo, ma senza sedie, due lunghi corridoi che servivano per metterci i vestiti del negozio di sotto, due stanze con due letti e due armadi, una tv e un divano, un bagno e una toilette.
Più una stanza che conteneva la caldaia, sempre chiusa a chiave.
Faccio notare che non ci sono le sedie e la Chefin mi risponde: Sai ho comprato tutti i mobili nuovi, ma le ragazze che stavano qui prima hanno rotto tutto (non era vero, nessuna era mai vissuta lì prima di noi) e quindi adesso sono un pò cauta...
Qindi mangiavamo col nostro piatto sedute sul divano o per terra sulla moquette appoggiandoci al tavolino...
Un giorno sale mentre mi stavo mangiando un'insalata in pausa pranzo. Ero seduta per terra con la ciotola sulle gambe. Lei mi vede e mi dice: Ma Roty, povera, non puoi mangiare per terra...
E la sera mi ha portato tre sedie!!!!!!!!!
Avete visto che grande magnanimità che aveva la Chefin?
Come detto prima vitto e alloggio erano parte del contratto, oltre allo stipendio di 1500 marchi al mese, mica pochi per una studentessa. Ricordatevi di vitto e alloggio compresi, perchè la realtà dei fatti, come stare senza sedie per 10 giorni, non era proprio così...
t.b.c.
Arriva finalmente il mio giorno libero.
Mi alzo, prendo le mie gambotte e mi appropinquo a scendere in paese per risparmiare 7 e rotti marchi di biglietto che non avevo (ero partita con pochi soldi, poi mi avrebbero pagato in marchi, era stupido cambiarli e ricambiarli e perderci ogni volta, benedetto l'euro!).
Mi faccio un'ora e mezza in un bosco e penso:
1) in salita prendo l'autobus
2) sempre che questo con la sega elettrica sia solo un taglialegna e non uno psicopatico...
Vabbè arrivo sana e salva in paese, faccio spesa, mi carico le borse e salgo su.
Poi inizio a fare il bucato.
Poi è quasi finita la giornata...
Bella la prosepettiva di passare le tue giornate libere tra spesa e bucato, mentre le altre con pazze tedesche :-)
Il giovedì mattina mentre mi reco al lavoro (50 passi, non di più) mi guardo in giro e penso: Certo che anche qui c'è la nebbia...
Le signore del posto mi dicono che sono nuvole basse... Fate un pò voi...
Il giovedì pomeriggio diciamo che il morale era molto sotto i tacchi: il lavoro una palla, provatevi voi a stare venti minuti con le mani in mano e poi a fronteggiare un bus di turisti che suona le varie campanelline dicendo: "Which sounds better? Dilin, dilin. Dlong, dlong. Dilin, dilin. Dlong, dlong. Dilin, dilin. Dlong, dlong. ..."
Oppure "Look at this... Mooooooooooooooo" (avete presente quelle cosine in cartone che se le giri esce il suono della mucca, ecco provatevi voi a sentirne 50 tutti i giorni)
Ma peggio ancora la Chefin che pretendeva, esigeva ed ordinava che a qualunque cliente si chiedesse se desiderava qualcosa. La classica risposta, magari mentre si leccavano il gelato era "Nein, Danke. Ich gucke nur! (No, grazie. Sto solo guardando)!"
Ma non solo a chi magari prendeva in mano dei pantaloni o altro, ma anche a chi stava scegliendo le cartoline. Ora ditemi voi di che aiuto posso essere se tu scegli le cartoline? Te le scegli da te, ed infatti collezionavamo un numero di rispostacce incredibile. Però su questo la Chefin non transigeva: bisognava vendere e bisognava rompere al cliente.
Arpo qui una parentesi e vi chiedo di essere indulgenti con le povere commesse che vi fanno, a volte, stupide domande, spesso sono obbligate. L'alternativa è di certo peggio.
La Chefin aveva instaurato una gara: chi vendeva di più nel mese aveva un bonus. Questo voleva dire: fregare i clienti alle tue colleghe, rompere le scatole a tutte, proporre le più becere cavolate spacciandole per vere. Tipo i simil-swarosky: orride statuine in brutto vetro di cui non dovevi specificare, a meno che non te lo chiedessero esplicitamente, che non era swarosky. Oppure i simil-piatti di legno da appendere in casa, che poi erano plasticaccia. Oppure plasticosi orologi a cucù: d'altronde si sa che la Germania è la culla degli orologi a cucù.
In tutto questo orrore si pretendeva anche che noi ragazze avessimo due caratteristiche ben precise e delineate:
1) sapessimo parlare e capire un ottimo tedesco (cosa impossibile, altrimenti non saremmo andate lì per migliorare)
2) sapessimo vendere.
Ora non è da tutti saper vendere. Meno ancora in una lingua che non è la tua...
Cmq la Chefin mi si avvicina e mi dice: Du, dass Du so gut Deutsch sprichts und verstehst (tu, che parli e capisci così bene il tedesco... e lì ho pensato: bene scopo raggiunto, me ne torno a casa...) da lunedì prossimo andrai a lavorare nel negozio in paese. C'è una finlandese che non è capace a vendere.
Felicissima di abbandonare la casa di Heidi, lo racconto alle ragazze in serata.
E scopro che:
1) La ragazza che non sapeva vendere era la sua pupilla fino alla scorsa settimana (orrore ora la sua pupilla sembro essere io, ma fino a quando?)
2) Il negozio era stato aperto solo quello stesso lunedì (negozio aperto da tre giorni, che fatturato vuoi che abbia?)
3) Il giorno prima la ragazza aveva comunque venuto Borten per 800 DM (folle, sapete quanta passamaneria devono aver comprato? Le Borten sono quella passamaneria, quei bordi che mettono alle finestre, come decorazioni natalizie, ma anche sui vestiti, grembiuli, alle tende ecc..).Si cioè 800 marchi in Borten nel 96, quando un marco era 13e rotte lire...
Di fatto la Chefin aveva scoperto che la ragazza la sera prima era uscita e tornata tardi... Ma tornerò anche su questo.
Io ero comunque felicissima.
La sera usciamo per una birra nel "paese" vicino. Beh paese, a chiamarlo così si stima tutto. Era una frazione in montagna con 10 case, un pub e un paio di negozi.
Per raggiungerlo siamo andate attraverso una foresta e al ritorno siamo tornate con la pila alle 21.30, poichè avevano già chiuso...
t.b.c.
11 anni fa, e sono tanti, in estate ero andata in quel di Germania a lavorare.
Facevo la scuola interpreti e sentivo il bisogno di un'esperienza sul campo che non fosse solo il solito corso.
Poi, sempre e soprattutto per la mia mentalià bacata, non volevo far spendere troppo ai miei...
Quindi cercai un lavoro tramite la scuola a cui si rivolse anche una mia compagna di classe.
Cercavo lavoro come receptionist negli alberghi, cameriera o commessa.
Del senno di poi mi rendo conto che a fare òa cameriera, soprattutto in un albergo, avrei lavorato e mai parlato.
Io ero lì per migliorare il mio tedesco, non per guadagnare (ma anche...)
Arrivai il 1 luglio, in serata, bel viaggio con vari problemi: quelli dell'agenzia viaggi avevano sbagliato a guardare le coincidenze, meno male che me ne sono accorta molto prima, altrimenti non sarei mai arrivata in serata.
La casa, che faceva parte del contratto, era suddivisa tra ragazze italiane e finlandesi.
C'erano tre camere, eravamo tre italiane e quattro finlandesi.
I negozi in cui lavoravamo erano dei negozi di souvenir a Hintereck, a metà montagna (800 m?) situati alla partenza dei bus che portavano a Kehlsteinhaus (1834 m).
Niente internet, poche info per capire che ero andata nella tana di Hitler...
E soprattutto che la Chefin doveva avere i suoi geni...
Ma andiamo con ordine poichè lì ho passato 3 mesi e di avventure da raccontare ce ne sono a bizzeffe.
Lavoravamo, come detto in un negozio di souvenir.
La casa era a pochi passi, a fianco di quella della Chefin (capa).
Il negozio era grande, confinava con un bar risorante, di fronte il parcheggio dei bus e poi.. mah altre due o tre case e stop.
La prima mattina mi alzo verso le 7 e mezza e trovo della pasta bianca (indice di un tempo di cottura superato del 300%) che bolliva in poca acqua. Le finlandesi svuotano la pentola della poca pasta rimasta e la lasciano nella pentola ad andare per altri 20 minuti.
Poi la condiscono con un non meglio precisato ragù e ci dicono che gentilmente avevano preparato anche per noi. Di tre italiane una sola ha avuto il coraggio di mangiare quella pasta: a sera non aveva ancora digerito.
Io, che sono di bocca buona, ho ripiegato su due fette di pane nero comprate nel ristorante a fianco e una fetta di formaggio presa nel frigo della Chefin (era a disposizione, non ho rubato).
Lavoravamo dalle 8.30 alle 18.30 senza pausa, o meglio con una decina di minuti per mangiare a turno.
Dopo le 18.30 il nulla. O meglio il NULLA!
Perchè lì non c'era null'altro che alberi, montagne e acqua che scrosciava in torrentelli, sotto forma di pioggia o in mille altri modi diversi.
Problema spesa: noi italiane non avevamo nulla. Il negozio per la spesa era a Berchtesgaden: 20 minuti d'autobus, o un'ora e mezza tagliando per i boschi in discesa.
In salita neanche a pensarci.
La spesa l'avrebbe dovuta fare la prima che aveva il giorno libero (io il mercoledì).
Si lavorava su sette giorni, quindi a turno avevamo due giorni liberi, non contigui.
Il primo pomeriggio si rivolge a me una tedesca chiedendo di comprare dei Lederhosen per un bimbo.

Ma assieme ci ha comprato anche: camicia, calzette, cravattina, gilet e cappellino per un totale di 100 DM.
Un sacco di soldi per un bambino.
Ma soprattutto, un sacco di fortuna per me, poichè la Chefin guardava solo al venduto!
Io, avendo due fratelli piccoli, ero brava a consigliare taglie, ho smepre avuto occhio.
Diventai subito la sua pupilla. Beh insomma più pupilla di molte altre, non era facile andarle a genio.
Il secondo giorno, ancora senza cibo, chiedo di andare a prendere il pane al ristorante vicino.
E qui ho iniziato a capire Heidi e la sua esperienza con la Sig.na Rottermeier.
Perchè la Sig. na Rottermeier non solo esiste, ma ve ne sono diverse et svariate nella ridente Germania.
Una donna che lavorava lì (eravamo 4 finlandesi +3 italiane divenute poi 5+ tre donne a tempo pieno + la Chefin) mi disse:
No, il pane non si compra al ristorante.
Mi scusi, le dico io, il pane lo vendono a fette, io ho bisogno di due fette di pane, lo pago e non vedo quale sia il problema.
Il problema sta nel fatto che il pane si compra dal prestinaio, non al ristorante.
Si, ma noi dove lo troviamo qui il prestinaio?
Questo è un problema vostro, aspettate fino al giorno libero per fare la spesa!
t.b.c.